Aereoporto - Una giaculatoria
Sono in attesa del volo per Lyon. 6.45 am. Sono sveglio dalle 4.45. Ho pagato 40 euro di taxi, per arrivare trafelato alle 5.30, sorbirmi le paranoie dei controlli aereoportuali su fantomatici liquidi esplosivi, arrivare al gate alle 5.45, per l’imbarco delle 6.00 am.
Il volo è stato posticipato di un’ora.
Sono quindi qui in attesa. L’attesa in un aereoporto la mattina presto
è quanto di più alienante la civiltà occidentale abbia saputo produrre in secoli di fiorente sviluppo.
Siedi in un non-luogo semi-deserto, ti rode il culo e sei circondato da poca gente cui rode il culo, forse più di te. Il bar è ancora chiuso e anche appena aperto, i camerieri sono di pessimo umore, parlano fra loro e riescono a farti aspettare cinque minuti prima di servirti anche se sono in tre e al bancone siamo in sei.
Come se non bastasse, ci sono questi schermi enormi che sparano pubblicità e notiziari di infima fattura a volume altissimo.
Finalmente, l’imbarco!
