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28 September 2007

Programmi e fandonie

A cosa serve un programma elettorale?
Lo so bene che fondamentalmente è un mezzo come un altro che si utilizza in campagna elettorale, ma mi metto nei panni di un cittadino europeo medio, più democratico che macchiavellico, e provo a pensare che sia un accordo tra i partiti e i loro elettori. Se mi voti tenterò di fare quello che c’è scritto nel programma.

Per il Bene dell

Nella primavera del 2006, a pochi giorni dalle elezioni, l’Unione produsse un poderoso documento programmatico di 280 pagine, intitolato Per il bene dell’Italia, contenente la sintesi della difficile operazione di mediazione tra le diverse componenti della coalizione, dai Diniani ai Rifondaroli. Tra chi puntava al bene dell’Italia favorendo gli spiriti liberi dell’impresa e chi difendendo i diritti dei più svantaggiati, proponeva ritocchi a un modello di sviluppo forse efficace, ma decisamente crudele.

  • a pagina 18 si parla di risoluzione del conflitto di interessi
  • a pagina 22 di ridurre i costi della politica
  • a pagina 72 di unioni civili
  • a pagina 161 di piena e buona occupazione, con proposte concrete per eliminare gli effetti negativi della legge 30, chiamata legge Maroni
  • a pagina 129 di antitrust

a pagina 116, e finisco, si dichiara che:

Le politiche finanziarie e fiscali devono quindi puntare a correggere gli squilibri sociali e territoriali, a combattere l’impoverimento prodotto dalle dinamiche del mercato e dal centro destra; a contrastare l’evasione fiscale e contributiva, incoraggiate dal centro destra, riequilibrare il prelievo fiscale a favore dei redditi bassi, dei nuclei familiari, del lavoro e delle imprese innovative, abolendo gli ingiustificati vantaggi fiscali per le rendite; a programmare e riqualificare la spesa pubblica, a stimolare gli investimenti nei settori strategici per la crescita e nel Mezzogiorno.

Ora, è evidente che ci hanno preso in giro, come ha candidamente dichiarato il senatore Polito ad Anno Zero. Si è trattato di fandonie.
Ed è altrettanto conseguente, nella mia mente, in questo momento più democratica che macchiavellica, che alle prossime elezioni non andrò a votare quei partiti, o i loro derivati più o meno democratici, con questa legge elettorale.

Mi presenterò alle elezioni e darò un voto significativo solo nel caso in cui avrò l’opportunità di lottare per eleggere un rappresentante del mio collegio elettorale, di controllarne in modo il più possibile trasparente il suo operato, anche quando non fosse della mia parte politica e di aprire con lui, tramite tutti gli strumenti possibili e immaginabili una qualche forma di dialogo.

Sarò accusato di antipolitica?

Aggiornamenti
Il video del Senatore Polito è stato rimosso da Youtube per motivi di copyright (ma la Rai non era una TV pubblica?)
Alle scorse elezioni, alla fine, ho votato PD. Forse sto diventando macchiavellico. Forse devo emigrare subito.

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20 September 2007

Blog, media e piccoli mondi

No, non mi occupo del Beppone nazionale, che in questi giorni è sulle prime pagine di tutti i quotidiani online. Ma riporto un corto-circuito abbastanza interessante che nasce proprio in questa fase di sviluppo del rapporto tra i media mainstream e internet.

Sul Corriere della Sera online, su Mediablog di Marco Pratellesi, compare un articolo: “Il blog fa lo scoop e il politico si dimette”.

Il blog in questione sarebbe Dagospia, che però non è un blog bensì un sito di informazione. Ora, se in un post ospitato sul sito del Corrierone, un blogger scrive una castronata del genere, già di per se siamo in presenza di una notizia.

Quando nella stessa pagina, poi, compare il link al blog di Mantellini, che poco prima ha postato un pezzo sui rapporti tra il mondo dei Blog e Beppe Grillo, la cosa si fa divertente.

Perché Mantellini svolge una disamina (lui lo chiama pippone) delle differenze tra le modalità abitative dei bloggers in rete e il bloggone nazional popolare beppegrillo punto it.

Una roba seria, lui fa parte di quel gruppo di bloggers che, seppur autoreferenziali convinti e orgogliosi, sono un punto di riferimento della community che da anni si muove in rete e cerca di costruire legami, analisi e pratiche per un utilizzo cosciente del mezzo.

Ci dice che il blog di Grillo, pur mobilitando le piazze, con Internet non ha molto a che fare, visto che le sue modalità comunicative sono convenzionali, con l’aggiunta di qualche ballerina 2.0.
Si può essere daccordo o meno, io non lo sono, ma resta un’analisi approfondita.

A distanza di due click è possibile trovare un post in cui si prende una cantonata terribile, scambiando Dagospia per un Blog, e su questa si costruisce un’intero teorema:

Che anche in Italia qualcosa stia cambiando? E’ evidente che alcuni blogger, non tutti, contribuiscono alla formazione dell’opinione pubblica e influenzino l’agenda dei media. Il tema non è se siano o meno i “cani da guardia” del giornalismo o del potere. I blogger, indipendentemente dal fatto che siano o meno giornalisti, possono a volte compiere azioni di vero e corretto giornalismo. E quando questo avviene non resta che riconoscere la qualità delle loro azioni. Con piacere.

Per chi è appassionato delle fenomeni di tipo piccolo mondo e affascinato dalle possibilità offerte dall’hyper-linking, credo si tratti di una storiella piuttosto gustosa, no?

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